Se "Dio" vuole, quando ci riuscirò, penso che sarò una nuova persona

Il giorno 14.06.2000 come tutte le mattine andai al "bagno"; ancora non sapevo che da quella mattina la mia vita sarebbe cambiata. Quando feci l’atto di premere il pulsante dello sciacquone mi accorsi che nelle feci c’era del sangue "anomalo" di colore rosso scuro. Senza consultare nessuno quella stessa mattina presi appuntamento agli ambulatori della clinica chirurgica di Padova per farmi una rettoscopia. Il mio medico di base accettò di farmi l’impegnativa per l’esame anche se non lo avevo interpellato prima.

Ebbi l’appuntamento per il 27.06.2000; passai quei giorni di attesa con la speranza fosse solo una ragade o una emorroide, invece il giorno dell’esame mi trovarono un polipo di circa 2 cm.

Fecero la biopsia e mi dettero subito un appuntamento per fare una colonscopia; capii che poteva esserci di più di un polipo anche se la dottoressa cercò di tranquillizzarmi dicendomi che era piccolo e mobile. La risposta dell’esame istologico confermò i sospetti non detti del medico: si trattava di un adenoma tubolare con trasformazione carcinomatosa.

Il giorno 7.7.2000, feci la colonscopia che non riscontrò nessun altra neo-formazione; concordammo con i medici che l’operazione si sarebbe eseguita il 31.07.2000; essi mi tranquillizzarono dicendomi che era un processo preso all’inizio, che non sarebbe servita né K.T. né R.T. e mi prospettarono anche la possibilità di un’ileostomia protettiva e transitoria di almeno 3 mesi. Andai a casa da questo consulto frastornata ma relativamente serena. Il 31.07.2000 fui operata e nel giro di 10 giorni tornai a casa. La convalescenza tutto sommato passò senza problemi a parte la medicazione giornaliera dell’ileostomia che fu chiusa alla metà di ottobre. E fin qui tutto bene.

Le preoccupazioni, le paure, le ansie cominciarono con il primo "controllo" periodico perché nella eco-epatica risultò che il mio fegato era diventato steatosico (grasso) ed era comparsa anche una formazione che sembrava una cisti.

Immaginai subito di avere sviluppato una metastasi. Anche se poi la TAC confermò la natura cistica. Capii che da sola per quanto confortata dai miei famigliari, il percorso sarebbe risultato molto duro. Allora cercai sull’elenco telefonico il nome di qualche Associazione che si interessasse di problematiche legate al cancro. Trovai l’Associazione "Volontà di Vivere - Noi e il cancro" che conoscevo già perché, lavorando come ostetrica in un consultorio familiare, avevo avuto occasione di sentirne parlare da alcune donne che erano state operate di cancro al seno. Così telefonai; mi dettero un appuntamento con la Presidente, Sig.ra Caterina Tanzella. Quando andai ero ancora spaventata ma quell’incontro mi rincuorò perché mi sentii compresa ed accolta; Caterina mi illustrò tutte le attività dell’Associazione e come quest’ultime avrebbero agito in maniera benefica soprattutto sulla mia psiche; a distanza di quasi un anno sto meglio, tutta via ne devo ancora fare di strada per ritrovare serenità ed equilibrio. Se "Dio" vuole, quando ci riuscirò, penso che sarò una nuova persona, senz’altro migliore, che vedrà sotto un’altra ottica la vita e soprattutto il suo prossimo.

Questo racconto è stato raccolto da: Associazione Volontà di Vivere, Padova

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