| STORIA
DI UN INCONTRO
L’intervento ricostruttivo della mammella ha migliorato la mia immagine corporea, ha integrato qualche cosa di profondo che è cambiato dentro di me. Un mutamento che ha condizionato tutta la mia vita". E’ innegabile che questa frase ha risuonato a lungo dentro di me. "Patrizia, vorrei chiederti se sei disponibile a raccontarmi la tua storia". Non oppose nessuna resistenza, anzi mi sembrava entusiasta. E’ psicologa e psicoterapeuta. So molto bene che questi due titoli non sono sufficienti per arrivare a capire la complessità di ciò che ci accade. Tuttavia mi pare un’ottima base di partenza. Lei mi sembrava aperta, consapevole e in grado di guardare profondamente dentro di sé ed io avevo la necessità di capire e di chiarire tanti dubbi. Identità, corpo, eros, speranze e desiderio. Non sempre con le donne che hanno sperimentato la malattia ho potuto approfondire questi aspetti. In molte pazienti prevale la sofferenza e devo stare attenta a non aumentare le incertezze che già ci sono, altre sono spaventate di ciò che stanno vivendo e devo "giocare" il ruolo di colei che sostiene e aiuta, altre ancora hanno bisogno di raccontarsi e devo offrire un contenitore caldo, per quanto mi è possibile. Patrizia l’ho sentita ‘alla pari’, con in più la ricchezza della sua esperienza. Avevo l’impressione che potevamo guardare nel profondo senza la paura di forzare, di far male o accelerare i tempi di svelamento di sé stessi . Un gioco di ricerca e comprensione su un piano di parità. "Possiamo incontrarci durante il tuo prossimo soggiorno a Milano, cosa ne pensi?" La telefonata è stata breve e senza preamboli, non sono state necessarie tante spiegazioni. Doveva frequentare un corso proprio all’Istituto e abbiamo fissato l’appuntamento per il lunedì successivo. Per tre giorni, all’ora di pranzo ci siamo incontrate nella piccola palestra dell’Unità Operativa di Psicologia. Un panino, una birra e un registratore che ha raccolto le nostre parole. Di solito non registro i colloqui con i pazienti. Tuttal’più prendo qualche appunto. Su questa storia però so che scriverò ed ho la necessità di lasciar scorrere le mie emozioni insieme alle sue, di tenere l’attenzione fluttuante e nello stesso tempo sento la necessità di non avere l’impegno di ricordare in modo fedele la sua testimonianza. Sono consapevole che per tante donne, soprattutto quelle che stanno vivendo l’esperienza della mastectomia e che forse faranno l’intervento ricostruttivo, è fondamentale il racconto preciso e dettagliato della sua storia. "Dottoressa, nessuno può capire che cosa significa vivere questa malattia e sottoporsi alle terapie". Quante volte i malati mi hanno detto questa frase. Solitudine nella malattia e per la malattia. I parenti, gli amici o anche il partner diventano all’improvviso persone che minimizzano o che drammatizzano. In ogni caso, a detta dei pazienti, non capiscono mai pienamente. Poveri parenti!, non deve essere facile neanche per loro. Molte volte ho pensato che l’esperienza della solitudine accompagna costantemente il percorso della vita di ognuno di noi e si manifesta soprattutto quando ci avviciniamo al dolore. Anche se gli altri si sforzano di esserci e di capire, ci si sente comunque soli. Io, Patrizia e un pasto condiviso. Tre incontri, tre colloqui e il racconto di una vita. Vita, morte, femminilità, maternità, dolore, eros e desiderio si susseguono in un percorso dove la ricostruzione plastica della mammella segna una delle tappe della riconquista dell’identità e della integrità fisica. Ricomposizione di un’identità di genere e di persona. Un registratore che va e noi due che parliamo. L’ho ascoltata molto volentieri. E’ una donna simpatica, piena di vita, ha uno sguardo aperto e sincero. Un corpo asciutto e scattante. Le sue mani sono forti . Non è facile ripercorrere eventi così dolorosi e intensi. In certi momenti il suo respiro diventava più profondo e il movimento delle sue mani nervoso e impaziente. Le pause del suo narrare hanno reso ancora più intenso il tempo passato con lei e il ricordo degli eventi della sua vita. Parole, parole, parole. A me è sembrato di guardare un film avvincente e commovente. |