In tutti questi anni non ho mai raccontato a nessuno di quello che mi è successo 

Ha circa 55 anni. E' seduta in modo tale che da l'impressione di essere raccolta su se stessa. Mi sembra disorientata. E' una donna minuta, di aspetto piacevole, giovanile, curata nel vestire. Ha uno sguardo a metà tra il triste e il diffidente. Quando le ho proposto il colloquio ha accettato subito. Ha fatto un lungo sospiro ed ho avuto l'impressione che avesse tanto da raccontare. Di lei so che quando era stata operata aveva 34 anni e nel clinical Trial "Milano uno" era finita nel braccio di quelle che avrebbero fatto la mastectomia radicale. Durante gli anni di lavoro come infermiera mi era capitato spesso di vedere sui corpi di molte donne che cosa voleva dire essere operata di mastectomia secondo Halsted; poveri toraci deturpati dove le costole ricoperte solo dalla pelle si potevano toccare una per una.
"Faccio un po’ fatica a parlare di me, mi dice mentre abbassa lo sguardo, in tutti questi anni non ho mai raccontato a nessuno di quello che mi è successo e a parte i miei parenti stretti nessuno sa che ho avuto un tumore al seno. All'inizio, quando mi è stata comunicata la diagnosi ho reagito abbastanza bene. Ero sicura che ne sarei uscita. Mi sentivo amata dalla mia famiglia e anche dal mio compagno. Lavoravo nella direzione del personale di una grossa impresa e mi sentivo molto gratificata".
Il suo racconto si interrompe, ha il respiro corto e stringe nervosamente tra le sue mani la borsetta. Un lungo silenzio prima di riprendere a parlare. "Le difficoltà più grandi sono arrivate dopo. Dopo la chirurgia non ho fatto altre terapie. Mi ero assentata dal lavoro solo per il periodo della degenza e a dir la verità nessuno sapeva la vera ragione della mia assenza. Il mio lavoro non era di tipo fisico e pertanto ciò che mi era successo non interferiva con le mie prestazioni professionali. Prima dell'intervento praticavo molti sport. Amavo il mare e spesso andavo in barca a vela, mi piaceva giocare a tennis ed ero anche piuttosto brava. Non avevo problemi a sollevare pesi. L'intervento chirurgico aveva cambiato radicalmente la mia vita. Sul mio corpo avevo una ferita orribile, non riuscivo a guardarmi, mi sentivo un mostro, non ero più la stessa. Amavo tanto il mio compagno ma la nostra relazione ha iniziato ad essere difficile. Lui era sempre molto affettuoso ed attento, io però sentivo che qualche cosa dentro di me si era irrimediabilmente spezzato. Era l'unica persona con la quale parlavo delle mie emozioni e dei miei vissuti. Ho resistito un anno e mezzo e poi l'ho allontanato. Non voleva interrompere la relazione ma io ero depressa e soprattutto non riuscivo più a progettare la mia vita con lui. Con la chiusura di questa relazione si è chiusa definitivamente anche la possibilità di relazioni d'amore e/o affettive con altre persone. Ho chiuso il mio cuore e in tutti questi 21 anni non ho permesso mai più a nessuno di avvicinarsi a me".
Era giovane, bella, intelligente, piena di vita, con grandi interessi e l'intervento di mastectomia segna una frattura profonda dalla quale non riesce a riemergere. "La separazione dal mio compagno è stata l'inizio di tante altre separazioni. Sono andata via dalla città in cui avevo vissuto fino a quel momento, ho interrotto le relazioni di amicizia, la pratica sportiva, il mio amore per il mare l'ho chiuso in un cassetto e mi sono licenziata. Lavoravo in una multinazionale che aveva sedi sparse un po’ in tutta Italia, avevo saputo che in un'altra città cercavano del personale ed ho accettato. Sono ripartita da zero investendo tutte le mie energie solo nel lavoro e negandomi qualunque relazione d'amore. I miei bisogni affettivi sono stati soddisfatti dalla mia famiglia. I miei genitori, i miei fratelli, le mie sorelle e i nipotini dove sono consapevole di aver riversato tutti i desideri di maternità. 
Nel lavoro ho avuto successo, oggi occupo un posto da dirigente e credo che nessuno neanche immagina che cosa è accaduto nella mia vita. Nonostante l'intervento radicale non ho avuto il linfedema però sento che il braccio è molto debole, fortunatamente il mio lavoro non implica fatica fisica. Uso una protesi e solo da poco tempo non è più un tabù acquistare un body o un reggiseno. 
Allora non esisteva il servizio di psicologia e nessuno, a dir la verità, mi aveva suggerito di questa possibilità. Anch'io nonostante abbia una buona cultura non ho pensato che dovevo prestare attenzione anche ai miei vissuti psicologici. Oggi, dopo 21 anni dall'intervento, parlo di me e di tutta questa storia per la prima volta e mi accorgo che è di grande sollievo. Chissà come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto l'opportunità di incontrarla prima".

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