Della mia malattia ho sempre voluto sapere tutto

"No, la sua richiesta non l’ho sentita invadente o violenta" mi dice mentre si accomoda di fronte alla mia scrivania. "In questo ospedale sono stata trattata molto bene e, anche a distanza di tempo, ho un profondo senso di riconoscenza nei confronti di tutti gli operatori che lavorano qui". 
Il 1976 fu un anno del tutto speciale per lei. La diagnosi di tumore era arrivata come un fulmine a ciel sereno. Aveva solo 44 anni, era giovane, insegnava lingue in un liceo, le piaceva stare tra i giovani e il suo lavoro l’appassionava. 
Nei suoi occhi si dipinge un velo di tristezza mentre prosegue: "Ero single e per certi aspetti mi sentivo sola anche nella mia vita. Non avevo più i genitori, avevo solo un fratello che è morto quattro anni dopo il mio intervento". 
La perdita del fratello se da una parte è un altro grande dolore dall’altra ha rappresentato anche uno stimolo per non "fossilizzarsi" sulla sua esperienza. 
Andare oltre ciò che stava vivendo. La perdita del fratello la sente come un impulso a non fermarsi, a non farsi trascinare dai problemi e dalle difficoltà. Ricorda di non aver mai avuto crisi d’ansia o di depressione. "A causa del tumore non ho mai perso una notte di sonno anche se oggi a distanza di tanti anni è anche possibile che molte emozioni le abbia rimosse".
L’avevano sottoposta a una quadrantectomia, successivamente avevo fatto la chemioterapia e infine la radioterapia. Il ciclo di radioterapia le aveva provocato un serio arrossamento della pelle che le provocava fastidio e sofferenza. Si era formata una lesione da ustione che le era stata curata con delle pomate: "Erano tutti molto premurosi e attenti. Mi sentivo veramente curata e questo era di grande sostegno soprattutto per chi come me era sola".
Il periodo della chemioterapia lo ricorda come più impegnativo, si era allontanata anche dalla scuola. Per un anno aveva sospeso l’insegnamento anche dietro insistenza e consiglio dei colleghi e del preside. 
L’intervento chirurgico non le aveva creato problemi di funzionalità al braccio, continuava a guidare senza difficoltà e anche a sollevare pesi. Dopo la pausa di un anno aveva ripreso a lavorare senza particolari problemi fisici e/o psichici. 
"Non ho avuto il linfedema, come invece è successo a molte altre donne che ho conosciuto. Avevo solo una sensazione di debolezza generale che è durata a lungo. Mi sentivo stanca, stanca psicologicamente e stanca di vivere in quel modo. Non credo che avrei retto ad un’altra esperienza simile. I ricordi si sono un po’ affievoliti e non riesco a dire per quanto tempo mi sono sentita così. Quando mi sono guardata per la prima volta, dopo l’intervento, ricordo però che mi sono sentita rassicurata. Pensavo che mi avrebbero tolto tutta la mammella, ero preparata al peggio ed invece è stata una piacevole sorpresa. Non ricordo perché avevo questo dubbio, forse il medico non mi aveva spiegato bene o forse, molto più semplicemente, ero un po’ confusa".
Effettivamente al momento di questo colloquio erano passati quasi 19 anni dall’intervento di quadrantectomia ed è comprensibile che molte esperienze siano state dimenticate e/o modificate per effetto del tempo . 
Anche nei momenti più duri non ha mai fatto uso di psicofarmaci. Di sé dice di essere una donna "tosta".
Effettivamente appare come una donna con grandi capacità introspettive e verbali. Una donna sensibile e attenta a sé ma anche a gli altri. Dopo le terapie era ingrassata notevolmente e questo rendeva più visibile l’intervento. "Nonostante ciò non ho mai avuto problemi ad indossare il costume da bagno, non ho mai usato neanche la protesi e in generale e non ho mai avuto grossi problemi rispetto al mio corpo".
"Della mia malattia ho sempre voluto sapere tutto. Mi sentivo precaria, riuscivo a fare progetti solo a brevissima scadenza. Ma ho cercato di non nascondermi mai né ho chiesto agli altri che mi mentissero. E’ stata una esperienza molto dura ma per certi aspetti oggi mi sento più forte. Oggi però a varcare la porta dell’Istituto ho provato paura. E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo controllo ed ho sentito dentro di me un grande timore. Entrare in questo luogo mi riporta alla memoria tutte le donne che ho conosciuto e che non c’è l’hanno fatta".

Indietro