IL VENTO, IL SOLE E LE MIE LACRIME



Mi sono sentita una pallina da biliardo. Qualcuno ha tirato il colpo, mi ha fatta partire e sono andata a sbattere contro altre palline, altre sponde senza sapere dove andavo a parare. In tutti questi incontri e scontri, siccome non sono una pallina, ho sofferto e sto cercando di separare la sofferenza legata alla malattia da quella che mi è stata inflitta da medici in-curanti in cui mi sono imbattuta. Posso dire che una quota di sofferenza mi è stata somministrata da chi mi doveva curare e tutto ciò si è riverberato sulla mia salute perché la mia mente e il mio corpo sono stati colpiti dall’indifferenza e dal modo in cui vengono dette le cose.

Una delle prime situazioni che mi ha fatto soffrire tanto è stato che il chirurgo che mi ha operata è sparito, non ha accettato la mia gratitudine. L’ho amato perché mi ha salvato la vita ma lui non mi ha neanche degnata di uno sguardo. Mi ha vista prima dell’intervento, mi ha operata ma io ovviamente dormivo e poi è sparito. L’ho rivisto dopo diversi giorni in sala medicazione, una cosa velocissima. Volevo chiederli qualche cosa, ma lui era già scappato, ero nuda, mi sono rivestita velocemente per inseguirlo nell’altro stanzino ma quando sono andata non c’era già più. Era già filato nell’ambulatorio solventi a visitare persone che opera il clinica privata. Conosco molto bene questa situazione perché ho parlato con queste disgraziate che spaventate a morte hanno dato tutti i loro soldi perché non riuscivano ad aspettare i tempi di attesa dell’Istituto.

Oggi a distanza di tempo ci piango ancora su tutto questo. L’unico barlume di umanità che gli ho visto negli occhi è stato quando l’ho rincontrato casualmente e mi ha detto: "Signora, non le ho detto che è arrivato il suo esito ed è tutto a posto". Ho visto che gli sorridevano gli occhi. Gli sarei saltata al collo ma ovviamente non l’ho fatto. Quel barlume di felicità che era mio l’ho riconosciuto anche nei suoi occhi. E’ stato un attimo importante, ma solo un attimo. Poi è sparito nuovamente è ricomparso dopo circa una settimana per dirmi :" lei dovrebbe essere dimessa". Lo so che dietro quel medico ci vedevo il fantasma di mio padre che non mi ha mai dato quello che volevo. Non dico che il medico dovrebbe sapere tutte le vicissitudini dei pazienti. Sarebbe impossibile, però avere più coscienza delle emozioni che si attivano in un rapporto terapeutico, questo sì. Dovrebbero almeno averne coscienza. Conoscere tutte queste dinamiche penso che sia importante nell’arte di fare il medico. Non so se negare l’evidenza dell’umanità nel malato e in quello che cura faccia poi così bene.

Quando sono stata dimessa non c’è la facevo più a stare in una condizione di totale solitudine e solo il vento e il sole hanno asciugato le mie lacrime. Fortunatamente ho incontrato all’esterno un medico molto più rassicurante. Ho conosciuto un modo di fare medicina molto diverso da quello che ho visto praticare qui, sia da un punto di vista tecnico che della relazione. Questo medico mi ha mantenuta su una strada che, secondo lui, poteva aiutarmi. Il suo studio non è un ambulatorio dove ti senti ammalata anche se vai per la ricetta di tua madre. C’è un ambiente accogliente, ti riceve senza camice, ha due stanze, in una c’è solo un lettino, nell’altro una scrivania e due sedie per cui quando parli non ti senti di fronte a un medico. Prima mi chiede di me, mi ascolta, mi visita, scrive come un matto al computer e poi mi dice cosa fare. Se c’è qualche aspetto psicologico non si rifiuta di parlarne ma non fa lo psicologo, è sempre calato nel suo ruolo di medico. Quando ero qui e soffrivo ho pensato spesso a lui, se non avessi avuto questa certezza non so come me la sarei cavata. Spesso vedo davanti a me i suoi occhi. Quando pensavo di non farcela e mi mancava il fiato avere questi occhi davanti a me mi ha aiutata molto. Ero come l’assetata nel deserto che sogna l’oasi. Lo so che non è un essere soprannaturale, è un uomo che si aggiorna, che studia, che fa tesoro dell’esperienza che ha fatto, che non si crede un semidio, che non si presenta con la bacchetta magica e che se hai paura di morire ti dice "Si, è vero", non ti dice "su, su, coraggio, non ci pensi". Ho pensato che la paura l’ha provata anche lui e che se ha contattato la sua vuol dire che senza tante storie accetta la mia. Già solo il fatto che l’accetta vuol dire che permette anche a me di guardarla.

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