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si vedrà dalla firma in calce, sono la Signora R.
Sono stata invitata a raccontare alcuni episodi della mia vita ed è ciò che mi accingo a fare. Sono emiliana di origine e nel 1957 sono venuta ad Aosta per aiutare una sorella di mio marito, rimasta vedova con due figli di 11 e 14 anni. Dopo tre anni, in comune accordo con mio marito, ho deciso di fermarmi definitivamente ed ho intrapreso un’attività ambulante. Sono madre di due figli che all’epoca avevano uno tre anni, l’altro quattro. Con il passare del tempo mi sono integrata e affezionata a questi luoghi. Nel 1983 cominciano le dolenti note. Il 13 novembre viene ricoverato mio marito Benito con crisi di angina pectoris; la cosa è piuttosto seria, il medico dice che non può continuare quel lavoro e così cediamo l’attività. Non avendo più impegni di lavoro, mi dedico alla cura alternata di mia suocera (all’epoca aveva ottantasette anni ed ha vissuto fino a novantaquattro) e di mia mamma, che ne aveva ottantacinque ed ha vissuto fino a novantatre. Il destino però, a volte, è crudele, perché ad un mese dalla scomparsa di mamma e suocera, mi è mancata una cognata di settant’anni, madre di una figlia di ventinove, non autosufficiente, alla quale, per ovvi motivi sono molto affezionata. Benito nel frattempo aveva recuperato autonomia e così ho cominciato per due o anche tre volte l’anno a recarmi al paese di origine presso mio fratello, onde aiutare lui e la figlia, trattenendomi a volte anche due mesi, con l’autorizzazione ovviamente di mio marito, che in certi periodi non poteva accompagnarmi per non lasciare la casa e l’orto incustoditi. Con questo va e vieni, arriviamo all’agosto ‘96. Benito ed io siamo al paese e mio fratello e la figlia sono al mare. Una sera mentre faceva la doccia scopre una ghiandola al seno: rientro, visita, analisi e poi la diagnosi: tumore! Una parola che non oso pronunciare, perché mi mette i brividi. Si decide per un ciclo di chemio e fissano l’intervento per il 10 novembre. Noi rientriamo per sbrigare gli affari e poter così essere presenti al momento opportuno, per la necessaria assistenza. Ma non è finita... Una sera di domenica, mio marito mi propone di fare la mammografia di controllo, come tante altre volte aveva fatto, ma come al solito, mi rifiutai perché mi sentivo benissimo. Per mia fortuna era così determinato, che il giorno dopo andò a prenotarmi. Era lunedì; il giovedì mi portò a fare gli accertamenti. La diagnosi: tumore bifocale alla mammella. Intervento urgente. Ebbene, quel che ho provato sentendo quella parola non lo descrivo, perché, tutte voi che fate parte di questa Associazione, lo avete provato. Posso solo dire con grande orgoglio che in quei momenti ho capito quanto amore e affetto nutrano verso di me mio marito, i figli, i nipoti e le nuore, (non stupitevi se ho detto le nuore: è la verità) e insieme a loro e con il loro incoraggiamento ho superato tutto. Il 14 ottobre vengo operata all’insaputa di mio fratello e mia nipote. Come promesso sono andata al paese tre giorni prima del suo intervento e lì a voce ho raccontato il tutto. Ora le cose vanno bene per lei e benino anche per me. Speriamo di continuare.... ALFEA R. Questo racconto è stato raccolto
da: V.I.O.L.A. - Associazione
a sostegno della vita dopo il cancro al seno
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