A volte, quando ripenso al periodo della mia malattia ed a come l’ho vissuto, mi torna in mente quel detto indiano che suona più o meno così: "Siedi sulla riva del Gange e aspetta, vedrai il cadavere del tuo nemico passare".
In effetti ho visto il mio nemico passare, ma non so ancora se era proprio morto o solo addormentato!
In realtà, tutto il periodo che va dalla diagnosi alle cure, l’ho vissuto in maniera strana, facendo la vita di tutti i giorni, come se non fosse successo nulla e affrontando il problema ferma sulla riva del fiume.
Mi sono fermata ad aspettare che tutto passasse, senza voler prendere coscienza di quanto mi accadeva, non volevo minare la sicurezza che avevo in me stessa, quella sicurezza che mi permetteva di non fare pesare ai miei cari il problema, proprio io che non ne avevo mai dati ma che, anzi, tendevo a prendere in carico quelli degli altri. Ero sempre stata molto sicura di me e temevo che la malattia mi indebolisse come immagine: non volevo suscitare sentimenti compassionevoli.
Ho tenuto nascosto il mio stato per salvarmi, per non avere paura.
In questa situazione ho retto sino ad un certo punto, poi non ce l’ho più fatta e sono entrata in crisi profonda, quando ho realizzato veramente cosa mi era successo, quando ho capito di avere paura, paura della malattia che ti consuma, della morte, della sofferenza e dell’abbandono.
Sentivo il bisogno di parlare con qualcuno estraneo alla mia vita, che non fosse coinvolto emotivamente, con il quale poter mettere da parte la corazza.
Poi, ho incontrato V.I.O.L.A., anzi l’ho cercata.
Con V.I.O.L.A., ho fatto un lungo percorso psicologico, che mi ha permesso di sviscerare tutto quanto avevo accumulato in un anno di " fermo immagine ". Ho conosciuto delle donne che avevano vissuto la malattia ed ho potuto confrontarmi con loro. Ho trovato ascolto, amicizia, complicità e anche tanta voglia di sorridere, anzi, di ridere.
Certo è che adesso io sto bene, ho accettato quello che mi è successo e faccio i conti con la paura solo quando mi sottopongo ai controlli di routine.
So che la mia vita non sarà più la stessa, che il rischio che il nemico sia solo addormentato esiste, ma ho ricominciato a vivere la realtà, ho riprogettato la mia esistenza.

ANNA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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