Sono una giovane donna italiana.
La mia vita? Tra alti e bassi è trascorsa fino a...
Una mattina come tante mi alzo, penso a ciò che ho da fare, organizzo la mia giornata. Sono sotto la doccia ed è proprio lì che sento, sfiorandomi, qualcosa che non avevo mai sentito prima, come un sassolino sul seno sinistro. Non mi soffermo, ma come spesso succede di fronte a cose così nuove nel nostro corpo, la mente aveva registrato, ormai, la presenza di questo "corpo estraneo".
Ne parlo con un’amica, come spesso avviene, e il giorno dopo mi ritrovo di fronte ad un senologo che mi ispira fiducia.
Cosa pensai, allora, in quei momenti, non ricordo esattamente, ma è così, realizziamo il tutto solo alla fine.
"La verità, - mi sento dire, - sì è cancro! Non si preoccupi, operiamo subito."
Tutto è avvenuto in tempi brevissimi: mi viene spiegato, descritto nei dettagli l’iter che ho dovuto poi seguire. Per filo e per segno.
Furono tutti molto gentili con me in ospedale, solo tuttavia, ho un brutto ricordo di un incontro avuto con lo psicologo in ospedale che avrebbe dovuto aiutarmi a superare la paura della chemioterapia, invece sono uscita da quell’ufficio più terrorizzata di quanto non lo fossi quando sono entrata.
Affrontai comunque anche la CHEMIO, con coraggio.
L’aiuto e la dolcezza delle infermiere.
La vicinanza e l’affetto della mia famiglia.
Un coraggio che a volte sembrava scomparire, ma tornava sempre.
Comunque tutto è servito a salvarmi la vita.
Tutto intorno all’intervento andò per il meglio.
Ed io mi sentivo come? Incominciai a chiedermelo ed a preoccuparmi di me.
Ricordo che i medici dicevano che la guarigione per l’80% dipende dal paziente. Mi chiedevo perché lo ripetessero a me che non volevo altro che guarire.
Durante la chemio non smisi di lavorare e continuai normalmente la mia vita. Non fu facile, ma non smisi di occuparmi delle mie sensazioni, mi incoraggiai, mi fui di conforto e mi riscoprii, posso dire con semplicità, che la malattia mi prese per mano e mi portò a parlare con me. Mi guidò all’amore per me, attraverso quella che era allora la mia vera sofferenza. Avevo smesso di ascoltarmi, di prendermi veramente cura di me (non esteriormente si intende quello lo facevo già). Ma non mi consideravo completamente, non come ora ero quasi costretta a fare.
Sono passati tre anni, sto bene. Non dirò altro, se non: cominciamo a volerci bene e la nostra guarigione si metterà in atto da sé.

ANONIMA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

Indietro