| Paura,
terrore negli occhi, nel cuore!" Così diceva una canzone di tanti
anni fa. Così fa il cancro.
L’ammalata di cancro passa attraverso tutta una gamma di sensazioni inenarrabili, che cambiano continuamente: la rabbia, il rifiuto, la paura, la vergogna, la speranza, la fede, il dolore, l’autocommiserazione, il rifiuto degli altri e poi ancora. Si cerca rifugio nella famiglia e la si sfugge, si prega e poi non si capisce e ci si chiede "Perché, Signore, proprio a me?" Si torna a pregare. Ci si sente a disagio. Si maltrattano gli amici. Alla fine una decisione: " Io ce la farò". Per farcela abbiamo bisogno di tutti: medici, infermieri, fisioterapisti, familiari, conoscenti, amici, strutture sanitarie, economiche, politiche ecc... Soprattutto, però, di noi stesse. Me stessa e chi? Io e gli amici. Il telefono suona ininterrottamente per sapere come mi sento: sono loro. Chi si sobbarca 1000 km. per stringermi la mano. Chi ospita mio figlio in vacanza. Chi mi presta il suo Rosario. Chi si informa presso i medici. Chi mi tiene in ordine casa e famiglia. Chi viene a trovarmi con un ghiacciolo, un fiore. Un’amica mi porta il sorriso dei suoi figli tutte le sere. Sta seduta vicino a me durante tutta la prima giornata di chemioterapia, nonostante il mio terrore di vomitare e la sua avanzata gravidanza. La stessa materializza dalla sua enorme borsa spumante e bicchieri di cristallo: "Ce l’abbiamo fatta". Grazie. ANONIMA Questo racconto è stato raccolto
da: V.I.O.L.A. - Associazione
a sostegno della vita dopo il cancro al seno
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