Sono qui a raccontare la mia storia e questa è già una grande conquista di vita. Vivere è una parola, ma piena di contenuto. Il vento che mi passa tra i capelli, il Sole, il cielo azzurro, il freddo, la gioia, vivo... nonostante tutto.
E’ successo.
Io che mi sentivo forte e robusta, che sono passata per diverse dolorose esperienze.
Questa notizia sulla mia salute è arrivata come una bomba. Proprio a me, mi dicevo; ero disperata.
Doverlo comunicare ai miei cari in un momento in cui la casa era sottosopra per una ristrutturazione; eravamo fuori sede, tenuto conto che, nel giro di una settimana, avrei dovuto entrare in ospedale...
Disperazione e forza si sovrapponevano: dovevo sistemare la casa, prima del lungo passo; superficialità?
Il lavoro manuale mi ha aiutata anche se il pensiero c’era: ma dovevo sistemare, lasciare in ordine tutto. E così è stato.
Sono entrata in ospedale e dopo il risveglio un’altra fortuna: non mi è stato asportato tutto il seno.
Non mi sono resa conto della gravità del male che mi aveva colpita, perché ho preso la cosa con una certa leggerezza. I medici, i miei, mi continuavano a chiedere se avevo letto la lettera che mi avevano consegnato. Certo che l’avevo letta, e più volte, ma non riuscivo a mettere a fuoco la cosa.
E’ stato dopo il ritorno a casa che il mio medico ha confermato i miei sospetti: quella sigla era una risposta dolorosa, dovevo affrontare tutte le cure che mi dicevano.
Sono entrata nel tunnel, ma devo dire che ce l’ho messa tutta e con i miei che sono stati meravigliosi dicevo: devo vincere, devo vincere e ce l’ho fatta.
Sono andata k.o. tante volte; le terapie hanno fatto il loro terribile corso; sono stata male, ma appena avevo un pizzico di energia mi davo da fare.
Non mi sono mai compianta.
Preparavo i pranzi, e facevo sempre le pulizie: lavavo e stiravo e anche mio marito e mia figlia mi hanno sempre lasciato fare, dandomi a loro insaputa un grande aiuto morale.
Sono stata attorniata da affetto e da premure da parte di tutti.
Ma la cosa più bella e la fortuna più grande, è quando mi hanno detto, mio figlio e mia nuora, che tra poco sarei diventata nonna per la prima volta.
Che gioia ho provato in questi anni: si è sposata anche mia figlia e sono arrivate ancora altre due nipotine che danno una carica di energia non indifferente.
E che dire anche del mio dirigente che mi ha spronato a tornare al lavoro, anche se non stavo in piedi? Ma la responsabilità, il contatto con il pubblico, mi hanno distratto dal buio periodo.
Eccomi qui, con un’esperienza in più, anche se dolorosa, ma che mi ha lasciato una ricchezza enorme: la vita e la gioia di continuare a vivere e raccontare.

UNA FARFALLA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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