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questo racconto dichiarando di non essere più giovane, avendo superato
i 60 anni di età, però dichiaro che certe malattie sono difficili
da accettare.
Era il mese di maggio quando mi sono accorta, palpandomi il seno, di avere un nodulo. Mi affrettai per farmi visitare da un chirurgo senologo, il quale mi suggerì di sottopormi con urgenza a degli accertamenti, poiché però, lo stesso chirurgo mi metteva già in lista per l’eventuale intervento, capii che la sentenza era che dovevo farmi operare. Difatti, venti giorni dopo, fui operata con esito di carcinoma. I giorni precedenti e dopo l’operazione furono di uno sconforto totale, non sapevo a cosa andavo incontro: avevo pur sempre l’amore e il sostegno di mio marito e dei figli, e man mano che i giorni trascorrevano mi sono fatta coraggio grazie alle cure dei medici, dello psicologo, delle fisioterapiste e del personale infermieristico. Otto giorni dopo l’intervento, fui dimessa e tornai a casa. Con angoscia aspettai l’esame istologico delle ghiandole linfatiche che, grazie a Dio, erano negative. Un’altra esperienza negativa è stata la radioterapia, trenta applicazioni presso l’ospedale di Ivrea (non ho capito come l’ospedale di Aosta non sia in grado di gestire un centro di radioterapia) così sono nuovamente caduta in una depressione più forte. Pur avendo, come già detto prima, il conforto e la comprensione di tutta la famiglia, e di una cara amica che, per mezzo di mio marito, mi ha scritto un biglietto così redatto: "La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno". Ringraziai di cuore questa amica. Tutte queste attenzioni, col tempo, mi sono servite a rinfrancarmi e ad avere un po’ di serenità. Vorrei anche far osservare che la lettura del libretto "Ricominciamo insieme", datomi in ospedale, mi ha molto impressionata, pensando a tutto quello che avrei dovuto fare chemioterapia, radioterapia; letto in un momento di depressione può turbare, mentre può essere utile quando uno non ha i problemi che avevo io in quel momento. Cosa devo suggerire a quelle donne che sfortunatamente incorrono in casi come il mio? Avere accanto il sostegno dei propri cari, non pensare sempre al peggio, avere fiducia nei propri medici e nelle cure. Concludo ringraziando tutti quelli che mi sono stati vicini, medici, famigliari ed amici. Forza e coraggio. GIADA Questo racconto è stato raccolto
da: V.I.O.L.A. - Associazione
a sostegno della vita dopo il cancro al seno
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