Comincerò la mia storia nell’esprimervi la mia gioia nel raccontarvela e con la speranza di potervi trasmettere tutta la mia forza nell’affrontarla.
Sono Letizia, ho 60 anni ed in tutta la mia vita pensavo di averne superate abbastanza di prove, ma mi sbagliavo.
Tutto è cominciato quando, nell’estate di due anni fa, per un normale controllo, mi è stato diagnosticato un nodulo che, da conseguente ago aspirato, è risultato negativo.
Sono così cominciati una serie di controlli, di autopalpazione che mi hanno portato ad accorgermi ad un solo anno di distanza che qualcosa non andava; è bastata una sola ecografia per capire che quel nodulo se ne era andato e che al suo posto ne era comparso un altro, questa volta con esito positivo.
La chiarezza del medico nell’informarmi sul da farsi mi lasciò del tutto indifferente; l’idea di avere un tumore e di dover subire un’operazione non mi preoccupava affatto, non avevo paura e pensavo solo che prima mi operavano prima finiva tutto; ed ecco che dopo un mese di attesa si libera un posto all’ospedale e finalmente tocca a me.
Mi sono ritrovata a colloquio con la Dr.ssa B. che mi ha subito messo a mio agio con le sue parole, la sua dolcezza e i suoi modi di fare.
Parlare con lei mi faceva sentire più distesa e serena e le sue parole mi hanno aiutato a rimanere ancora più tranquilla.
Avevo la mente libera da ogni pensiero e non avevo paura di morire, ma rivolgendomi ai miei angeli custodi ho solamente chiesto di non soffrire.
Dopo l’operazione che era andata bene, la degenza in ospedale è stata tranquilla e rasserenata dalla cara Dr.ssa B. che in ogni momento era presente al punto da soprannominarla "la fata".
Una volta, a casa ho continuato ad essere del tutto indifferente fino a quando, dopo alcune settimane, mi sono resa conto che qualcosa era cambiato, tanto a livello fisico quanto psicologico; mi avevano tolto una parte che nessuno mi avrebbe più ridato.
Quando mi dissero che con le terapie avrei potuto perdere i capelli, ho provato tanta rabbia; il mio orgoglio non mi avrebbe permesso di accettarlo.
Il rifiuto di guardarsi allo specchio, insieme allo stress provocato da quotidiani spostamenti ad Ivrea per un lungo ciclo di radioterapia, sommati alle sedute di chemioterapia, mi portavano spesso a pensare di rinchiudermi al buio e di non veder nessuno; ma con il passar del tempo mi rendevo conto che in fondo ero stata fortunata, avere accanto un marito dolce e premuroso, che ha saputo alleviare il dolore mentale facendomi capire che nonostante io mi sentissi menomata, non lo ero.

Un particolare aiuto l’ho avuto da mia figlia Cristina, "dolce e sensibile creatura", la forza che ho avuto ora e in tante altre occasioni tristi è solo la sua; non posso neanche immaginare cosa sarebbe stata la mia vita senza di lei, la sua vicinanza fa diventare rosa quello che è nero, perciò è la ragione di continuare a vivere (grazie di esistere).
Non ho perso i capelli e in un certo senso mi sentivo superiore alle altre, la cosa mi dava forza, piano piano anche il braccio riacquistava le forze e dentro di me mi sentivo guarire.

Un piccolo aiuto lo devo anche alla fisioterapista L. che, con le sue parole, ha saputo confortarmi e ridarmi fiducia.
Grazie anche all’Associazione V.I.O.L.A., che permette di ritrovarci insieme e trascorrere delle ore in compagnia.
Da tutte queste cose ho avuto l’aiuto per uscirne fuori e guarire.
Sono trascorsi quindici mesi, ed è solo un ricordo, perché io sto bene e auguro a chiunque di poter trovare la forza che ho trovato io.
Ringrazio i miei angeli custodi.

LETIZIA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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