In fin dei conti volevo un ricordo di questa "mia esperienza" e così mi son fatta fare un ritratto, una foto, a seno nudo. E’ bellissima, la foto. Il bianco e nero mette in evidenza i tagli e le cicatrici di questo mio nuovo seno e la bravura del chirurgo plastico che mi ha operata.
Il resto l’ho quasi dimenticato, ora sto bene, direi benissimo e questa malattia ha avuto, per me, anche di lati positivi.
Mi ha insegnato a non dar peso a problemi che prima mi sembravano importantissimi, a godere della vita e mi ha fatto scoprire da quante persone che mi vogliono bene sono circondata.
Amici e parenti medici mi hanno seguita con particolare attenzione e affetto, mio marito mi è sempre stato vicino e le amiche che non mi hanno mai abbandonata (quando ero in ospedale ad Aosta, mio marito dirigeva il traffico facendo entrare in camera non più di cinque o sei persone alla volta…in corridoio c’era sempre un affollamento pauroso).
Per una come me, che si è sempre vantata di avere una salute di ferro, scoprire di avere un tumore o cancro che dir si voglia è stata una batosta.
Tutto è iniziato quando, quasi per caso, mi son fatta vedere da mio cugino, medico, quel nodulo che sentivo già da qualche tempo ed a cui, con la mia solita beata incoscienza, non avevo dato peso.
Dalla faccia di mio cugino ho capito subito che qualcosa non andava, fatta la mammografia, la diagnosi: cancro! Devo dire che io a morire proprio non ci ho mai pensato, del resto, l’erba cattiva non muore mai e quello che mi preoccupava era la mutilazione e non poter essere e fare ciò che facevo prima.
Nel giro di un anno mi sono ritrovata ad affrontare tre operazioni. Nella prima ho tolto la mammella sinistra con relativi linfonodi e mi hanno posizionato un espansore; nella seconda ho tolto, per precauzione la mammella destra e posizionato le protesi; infine nella terza mi hanno rifatto il capezzolo.
Devo dire che il risultato è ottimo e adesso che ho cinquantun anni il mio seno è meglio di prima!.
Certo il procedimento di ricostruzione, oltre che lungo, è stato doloroso, per non parlare del recupero della funzionalità del braccio sinistro.
E poi, a completare l’opera, proprio nel periodo in cui ero "ammalata", ho perso, sempre per un tumore al seno, mia madre a cui ero attaccatissima.
Ogni sei mesi devo fare un controllo oncologico: esami del sangue, visita medica ed ogni sera non devo dimenticare di prendere la mia pasticca di Nolvadex, ma non mi preoccupo, sto bene e mi sento bene.
A farla breve ho tutte le intenzioni di diventare, a Dio piacendo, più vecchia della mia bisnonna che se ne è andata a centosette anni.

LINA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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