Per una volta, la sofferenza al posto giusto.
No, non è lunga la mia storia, perché un solo pensiero è sempre stato in me in quel periodo.
Rassegnazione? No, se ci pensavo, dicevo tra me: "E se fosse successo a mia sorella, che tragedia, ha ancora un bimbo piccolo che ha ancora tanto bisogno di lei… tutte quelle terapie,… quelle assenze da casa. Chi avrebbe guardato Nicola? e Nicola che senza la sua mamma è perduto".
Ancora e soprattutto, se fosse successo qualcosa a mio figlio.
Sì, allora, avrei sofferto e mi sarei disperata, fino a non voler più vivere. No meglio a me che a tutta la mia famiglia o qualcun altro caro.
L’ultima chemio, intollerante.
Per la strada guardavo mio figlio e pensavo: "Se fossi io ad accompagnare lui?" Con questo pensiero mi sono avviata allora di buon passo, serena verso l’oncologia.
Chissà come finirà; la mia vita l’ho vissuta, bene o male non lo so.
Tanti fatui rimpianti, però una cosa è certa, che oggi tutto ciò non ha spento la mia arroganza e la mia determinazione e se qualche volta piango le mie lacrime sono nuove, rigenerate e leggere.

M. A.

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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