Una sera d’inverno del 1993, mentre conversavo al telefono, infilai per caso la mano nella scollatura della maglia: improvvisamente avvertii sotto le dita, in modo chiaro ed inequivocabile, un nodulo al seno destro.
Fui assalita da una grande angoscia e pensai subito al peggio.
Ne parlai con mio marito e con le figlie; all’epoca la maggiore aveva 19 anni e l’altra 15.
Mio marito cercò di tranquillizzarmi, poteva semplicemente trattarsi di una ghiandola infiammata a causa della fatica, anche fisica, che spesso il mio lavoro richiedeva; gestivo allora un negozio di articoli sportivi.
Un velo di preoccupazione e di inquietudine calò su tutti noi: conoscevamo questa malattia e avevamo presente più di un caso conclusosi in modo tragico.
In ogni caso ero decisa a fare qualcosa e subito.
Chiamai il medico per un appuntamento e per un’ecografia.
Dopo due giorni avevo già una diagnosi ed era molto rassicurante: "nodulo non sospetto" con tutti i requisiti di uno benigno.
Personalmente ero intenzionata a toglierlo comunque. Allora il medico mi suggerì una visita specialistica dal senologo, anche per abbreviare i tempi di attesa.
Tornata a casa tranquillizzai tutti, però ogni tanto ci pensavo ed ero assalita da dubbi e paure: e se l’ecografia fosse stata mal interpretata?
Per uscire da quell’incertezza logorante, decisi di prendere appuntamento col senologo: un qualcosa dentro di me mi spingeva a farlo presto.
Dopo vari tentativi, durati alcuni giorni, ottenni l’appuntamento. Andai alla visita abbastanza ottimista, avevo l’eco che in parte mi permetteva di esserlo, ma dentro di me affiorava continuamente un interrogativo: "sarà o non sarà un tumore!?"
Anche il senologo, effettuata la visita ed esaminata l’ecografia, dopo un breve colloquio, mi confermò la diagnosi e mi tranquillizzò: il nodulo non era sospetto ed era di appena 9 millimetri; volendo, ci saremmo rivisti tre mesi dopo per un controllo. Ero in attesa di uscire, quando mi resi conto che il medico era molto pensieroso; difatti, con mia grande sorpresa, mi chiese di svestirmi nuovamente perché mi doveva fare l’agoaspirato, non riuscivo a capire... sino a pochi minuti prima era tutto O.K.!
Osservando i vetrini mi disse: "E’ più urgente di quel che sembrava, perché è ricco di cellule".
Ammutolita mi rivestii e pensai: "O è un genio o è un pazzo". Non capivo come potesse distinguere le cellule ad occhio nudo, e poi avevo la diagnosi dell’ecografia... Intanto cominciò a spiegarmi ciò che avrei dovuto fare in attesa dell’esame istologico e a che genere d’intervento sarei stata sottoposta. Feci la mammografia ed anche quest’esame riconfermò l’esito dell’eco: "Nodulo non sospetto… Controllo fra due anni, eventuale ecografia fra 6 mesi".
Risollevata pensai che due esami altamente tecnologici e molto mirati, contro una diagnosi medica, facevano salire le possibilità che si trattasse di un falso allarme. Ma non fu così: dopo una settimana, il senologo mi comunicò l’esito istologico "ricco di neoplasie", e di conseguenza, la data dell’intervento, che era urgentissimo.
Subito contestai, non poteva essere vero, doveva esserci un errore... anche la mammografia dava buon esito. Poi, mentre prendevo coscienza della realtà, nella mia mente affioravano testimonianze di persone che avevano già vissuto quell’esperienza, ma nella maniera più diversa e non sempre confortante: a me cosa sarebbe toccato?
E’ difficile parlare di questi momenti, perché si provano strane emozioni e nell’animo si alternano sentimenti contraddittori e non facilmente spiegabili. Ero quasi sempre serena, dentro di me sentivo una strana sensazione che mi aiutava ad essere ottimista, come se qualcuno si fosse fatto carico del mio problema e mi suggerisse come affrontarlo fino in fondo.
Ma l’angoscia mi assaliva pensando ai miei famigliari, ai parenti, agli amici... Mi sentivo in colpa, causavo loro dolore, preoccupazioni, paure, toglievo spensieratezza e serenità alle mie figlie. Per quanto uno pensi di conoscere questa malattia, la parola CANCRO terrorizza, è ancora sinonimo di morte. Un senso di disagio e di angoscia calò su tutti i miei cari, anche se tentavano di mascherare la loro preoccupazione.
Personalmente ero fiduciosa e con serenità affrontai l’intervento. Mi fecero una quadrantectomia con scavo ascellare.
In seguito mi spiegarono perché sia l’eco, sia la mammografia parlavano di "nodulo non sospetto". Il tumore che mi avevano asportato era un carcinoma midollare, un genere di tumore che purtroppo si presenta come quelli benigni, avendone le stesse caratteristiche.
La dottoressa si complimentò con me perché ero stata brava ad accorgermene, e a prendere subito provvedimenti. Mi disse che, grazie all’intuizione del senologo, potevo ritenermi fortunata, perché quel genere di tumore, molto invasivo e veloce, in tre mesi mi avrebbe aggredita lasciandomi senza nessuna speranza. Difatti, nel giro di un mese, il tempo intercorso tra la scoperta e l’intervento, il nodulo da 9 millimetri era già di 2,3 centimetri.
Dimessa dall’ospedale, seguii scrupolosamente ciò che mi avevano consigliato: terapie, esami, visite...
Affrontai molto bene il periodo della radioterapia e della chemioterapia, continuando a svolgere il mio lavoro in negozio; anzi, mi è stato d’aiuto lo stare con la gente e il poter parlare di questa malattia con serenità.
Spero di aver fatto capire a chi mi ha avvicinato che bisogna reagire al male con determinatezza, aver paura non serve, anzi, può causare danni irreparabili.
Ora ho 48 anni, sono passati circa sei anni dall’intervento; continuo i controlli periodici, ma vivo serenamente la mia battaglia contro questo male; ne parlo senza problemi a chi mi chiede consigli, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione, arma molto importante, spesso ancora ignorata volutamente, per paura.
Naturalmente mi ritengo super fortunata, viste le premesse; sono ancora tra le persone che amo e in buona forma! Devo dire grazie al senologo per la sua professionalità e la sua intuizione, anche se a mio parere è stato illuminato da QUALCUNO. Mi ha salvato la vita, o almeno me l’ha allungata di sei anni! O è il DESTINO?

SOLDANELLA

Questo racconto è stato raccolto da: V.I.O.L.A. - Associazione a sostegno della vita dopo il cancro al seno
 

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