| Ho trovato
il mio cancro un po’ di anni fa, dopo una faticosa giornata di lavoro;
ci mancava anche la scoperta di un corpo estraneo sul mio seno, proprio
quel mercoledì!
Da un po’ di tempo ero molto stanca; il lavoro riempiva le giornate, uguali una dopo l’altra: lavoro, lavoro, sempre lavoro. La prima cosa che feci fu quella di telefonare ad un’amica che già conosceva il problema, perché l’aveva vissuto, in tempi non troppo remoti, con sua mamma. Naturalmente, cercò di tranquillizzarmi, dicendo che forse era solo una banale ghiandolina, ma entrambe, chissà perché, sapevamo che non sarebbe stato così. Una serie di fortunate coincidenze mi resero l’attesa breve; feci immediatamente una mammografia, il giorno seguente, che confermò i miei sospetti; poi un ago aspirato dopo la visita chirurgica: ulteriore conferma! Infine, il lunedì, una radiografia: poteva forse essere diverso il responso? La prima impressione che ebbi, il mercoledì precedente, tastandomi, fu riconfermata anche in questo giorno. Credo che, così come una donna sente di essere incinta, anche quando gli esami sostengono inizialmente il contrario, così succede quando il cancro si fa avanti nel tuo corpo. Non so il perché, ma spesso, scambiando opinioni con amiche che hanno percorso la stessa strada, ne ho avuto la conferma. … Il chirurgo aprì l’agenda e insieme concordammo una data, il più vicino possibile, perché LUI era già di quasi tre centimetri: bisognava intervenire al più presto per non permettergli una devastazione maggiore. Anche se il Natale era alle porte, non era possibile rimandare. Fu così che, su suggerimento di una parente, cominciai a trascrivere le emozioni più profonde che stavo vivendo: scrivendo, mi sembrava quasi di buttare fuori una gran parte di tensione che si attanagliava alle mie viscere. Oggi, per adempiere il compito di raccontare la mia esperienza, non farò altro che riprendere dei passaggi di quel diario che ho accantonato fin dal momento in cui ho cominciato a star meglio. ... Devo fare ancora l’albero di Natale prima di ricoverarmi. Prendo questa decisione, perché forse potrebbe essere l’ultimo Natale della mia vita. Sono salita in solaio a cercare la scatola, impolverata come ogni anno, ma quanto mi è sembrata bella! Ho ritrovato le statuine di creta, quelle che già mi appartenevano quando ero piccola. Ognuna mi ricordava un particolare dei Natali precedenti e … piango a dirotto, adesso come prima, mentre sistemavo il muschio, quello vero. Non ho voluto l’albero di plastica, ma un vero abete, vivo, vegeto, con delle belle radici: un abete che potrà vivere ancora a lungo, anche quando i suoi addobbi saranno sistemati ancora una volta nello scatolone. Perché io… non so se vivrò ancora dopo questo Natale. Mi sento disperata, sola, ho soltanto voglia di piangere. ... Sto qui, in ospedale. Sono triste. Avevo chiesto di non comunicare la diagnosi ai miei famigliari, ma il mio desiderio non è stato esaudito: avrei voluto farlo io stessa, al momento in cui l’esame istologico avrebbe confermato o meno la diagnosi precedente, ma il chirurgo non ha mantenuto la promessa fattami i giorni precedenti. ... Sono appena tornata dall’ospedale. E’ stata una settimana lunga e faticosa, perché il mio letto era sempre circondato da una marea di persone, parenti e amici, oltre che i famigliari: so che ci sono tante persone che mi vogliono bene e questo mi aiuta moralmente. ... Pensavo che tutto fosse finito con l’asportazione di quella parte incongruente con il resto del mio corpo: avevo fatto salti di gioia. Invece, mi aspetta una brutta chemioterapia, per una lunga serie di mesi. Ricomincio a chiedermi: perché di nuovo a me? Ho già sofferto abbastanza, ho già avuto numerose disavventure… Pensavo che ormai mi spettasse una vita tranquilla, rilassante. Invece è ora di combattere di nuovo: ebbene, caro cancro, vedremo chi è il più forte, fra noi due; farò di tutto per debellarti. ... Molte amiche sono in vacanza, io sono qui, alle prese con aghi, esami ed un liquido rosso che alla sola visione mi fa venire la nausea. E naturalmente con una bella parrucca. Sì, perché i miei capelli li ho rasati quasi del tutto prima di vederli cadere come le foglie in autunno! ... Le sedute di chemioterapia proseguono, fra alti e bassi; oggi ho ricevuto un invito che mi ha tirato su il morale: una settimana di vacanza su un’isola piccina del Mediterraneo. Anch’io sono una persona normale: andrò in vacanza come tanti. Sono felicissima. ... Ho sentito il parere dell’oncologo, prima di confermare la partenza. Mi ha detto, senza mezzi termini, che quando si fa la chemioterapia, non si deve pensare alle vacanze. Tornata a casa, ho pianto lacrime amare, convinta che se lui dice ciò, è dalla parte della ragione, perché lui sa ciò che è bene per me, per gli ammalati in genere. ... Ho deciso di partire ugualmente. Sono consapevole di voler gestire la mia vita. Il viaggio aereo è andato bene. Il viaggio in aliscafo è stato divertente: ho rischiato di perdere due o tre volte la parrucca, poiché, per non tralasciare ogni emozione, ho voluto stare sul ponte; poi, l’ho infilata nello zaino e mi sono messa un cappellino; in questo modo tutto il panorama si è impresso in me come una splendida foto. In giro sull’isola in moto… non ho parole! Portare il casco sulla parrucca non è per niente facile, ma puoi anche ridere più del previsto. Mi sono di – ver – ti – ta un mondo, tanto che non mi sono ricordata di essere malata per tutta la settimana. Solo ogni tanto ho dovuto affrontare certi sguardi che ammiravano le mie calvizie! ... Oggi è giorno di chemio; abbronzatissima, solo dove era permesso – ho portato, in spiaggia, costantemente una maglietta – sono stata visitata più delle altre volte. Mi chiedo se l’oncologo ha voglia di trovare un qualcosa di negativo che la vacanza ha potuto lasciarmi. Impossibile: sono serena, felice, rilassata; anche i miei soliti bassissimi globuli oggi sono alle stelle. Vorrei tanto mi dicesse che la settimana mi ha fatto bene; niente, neppure un sorriso; niente, non mi ha neppure chiesto dove sono stata. Quanto mi piacerebbe avere con i medici il rapporto che si ha con le infermiere: sempre sorridenti e disponibili, nonostante le grandi difficoltà. ... E’ Natale, sono ancora qui. Le statuine mi guardano, neppure loro si stupiscono di vedermi. Sanno che questo è stato un anno difficile, ma ora gioiscono con me. Il presepe è più bello dello scorso; l’albero più luminoso e colorato. Io piango di gioia. Ho scritto molto di più sul mio diario. Ma ho qui degli spazi da rispettare. Vorrei dire a tante amiche che hanno affrontato la malattia o che la stanno affrontando che bisogna riuscire a capire che è un periodo, un lasso di tempo che passa, che lascia dei segni che diventano sempre più sottili, con il tempo. Rimangono, almeno nel mio caso, dei limiti fisici che ho imparato a conoscere ed a rispettare. Bisogna anche essere consapevoli che molto spesso, da sole o con l’aiuto dei famigliari, non è facile arrivare a dare un senso a quanto successo. Ritengo che il lavoro di gruppo, i momenti di auto – aiuto, la condivisione con altre donne nella stessa situazione, possano favorire un certo percorso per arrivare a capire che il modo di vivere è nelle nostre mani, anche quando, come tutti, non se ne conosce il tempo. Ho frequentato i gruppi che l’associazione V.I.O.L.A. propone e ho capito che insieme è possibile dare un senso alla VITA, anche quando si pensa che tutto sia finito. Molti possono pensare che presso un’associazione di questo genere si parli solo ed esclusivamente di cancro: niente di più sbagliato. Noi parliamo di malattia se un’amica ha quest’esigenza in un momento particolare, ma sappiamo anche divertirci, farci compagnia, aiutarci. Non è inoltre un clan, un club, ma un luogo in cui tutte le persone, non solo quelle malate, possono accedere per chiedere o dare. Un invito, quindi, a chi, in questo momento, ha avuto il dispiacere di incontrare il cancro: non rimanere sola con i tuoi pensieri! E, soprattutto: lotta con tutta te stessa ed i mezzi che trovi. SOLE Questo racconto è stato raccolto
da: V.I.O.L.A. - Associazione
a sostegno della vita dopo il cancro al seno
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