La Società Americana di Oncologia (ASCO), un’associazione nazionale medica che rappresenta 10.000 medici specialisti in oncologia, impegnati nella cura dei pazienti e nella ricerca clinica, sottolinea la necessità per gli oncologi di riconoscere il ruolo delle alterazioni genetiche ereditate nello sviluppo delle neoplasie. La possibilità, scoperta di recente e ancora in via di sviluppo, di identificare sottogruppi di individui ad alto rischio di ereditare il cancro, valorizza il ruolo della prevenzione e della diagnosi precoce delle neoplasie. Inoltre presenta i potenziali rischi medici, psicologici e personali che devono essere affrontati nel contesto del consenso informato per i test genetici. ASCO crede fermamente che qualsiasi medico che consigli una valutazione genetica dovrebbe essere consapevole e in grado di comunicare quali sono i limiti ed i benefici delle attuali procedure di valutazione e delle diverse possibilità di prevenzione e di cura che sono disponibili per i pazienti e le loro famiglie.
Lo stato dell’arte delle conoscenze relative ai test genetici sulla predisposizione del cancro, continua ad evolversi rapidamente. In seguito alla localizzazione di geni associati a due comuni sindromi del cancro ereditario, il National Advisory Council for Human Genome Research (1) e la American Society of Human Genetics (2) hanno rilasciato alcune dichiarazioni suggerendo che l’utilizzo clinico di queste informazioni debba essere limitato all’ambito della ricerca. Dopo il 1994, cioè da quando queste dichiarazioni furono pubblicate, sono stati individuati alcuni geni che hanno una predisposizione ereditaria ad alcuni tumori maligni comuni negli adulti, compresi quelli del seno, dell’ovaio, del colon e degli organi endocrini. I primi studi hanno documentato le mutazioni più comuni di questi geni ed hanno identificato gruppi di persone che potrebbero trarre un beneficio clinico dal counseling e dalle valutazioni pre-sintomatiche (3-13). Mentre rimangono ancora problematiche irrisolte per quanto riguarda la ricerca, così come la necessità di stabilire norme che regolino la qualità della valutazione, alcuni laboratori universitari ed industriali hanno incominciato a rendere disponibili test genetici per alcune delle sindromi relative alla predisposizione ereditaria al cancro.
In risposta a questi sviluppi, ASCO, attraverso il Comitato per le Questioni Pubbliche, ha costituito una sottocommissione per dare suggerimenti agli oncologi clinici sulle questioni critiche che devono essere affrontate perché queste tecnologie vengano applicate nella cura dei pazienti oncologici e delle loro famiglie in modo efficace e responsabile. Questo documento riassume le conclusioni e le direttive della Società.
A. Raccomandazioni relative agli aspetti clinici della valutazione genetica per la predisposizione al cancro
1) Counseling sul rischio del cancro come parte della missione degli oncologi clinici
2) Momenti formativi per medici sul counseling pre e post test
3) LA NECESSITA’ DEL CONSENSO INFORMATO
4) INDICAZIONI PER IL TEST GENETICO
In vista di un aumento della richiesta della disponibilità commerciale del test genetico, ASCO consiglia che i medici riconoscano tre categorie di indicazione per il test genetico, come indicato nella Tabella 2. I test compresi nel gruppo 1 sono per le famiglie con sindromi ereditarie ben definite, per le quali un risultato sia positivo che negativo può cambiare la cura medica e per le quali il test genetico è attualmente considerato parte integrante del trattamento standard. I test del gruppo 2 sono, per coloro che possiedono delle sindromi ereditarie dove il beneficio medico dell’individuazione di un portatore eterozigote è presunto ma non accertato. Per questa categoria di test, comunque, un test negativo quando è presente una mutazione nella famiglia può avere un’importanza medica e psicologica considerevole e un test positivo può portare ad un controllo tempestivo o alla valutazione delle possibilità di prevenzione. I test del gruppo 3 sono per le persone che non hanno una storia famigliare di cancro o per le sindromi nelle quali le mutazioni germinali sono state individuate solo in un numero ristretto di famiglie e per le quali non sono ancora sicuri i benefici medici dell’individuazione di un eterozigote.
Gli oncologi dovrebbero esaminare la possibilità di proporre il test genetico solo per le prime due categorie descritte sopra ed elencate nella tabella 2. Questo dovrebbe essere fatto solamente se i clinici sono in grado di fornire o rendere disponibile una adeguata informazione genetica ed un intervento di counseling, unitamente alla possibilità di usufruire delle opzioni preventive e di controllo. Il test genetico per il Gruppo 1 adesso viene considerato parte della gestione medica delle famiglie affette. La maggior parte dei test genetici per il gruppo 2, comprese le famiglie con cancro ereditario al seno, ovaio e colon è ancora in una fase precedente l’integrazione in una procedura medica standard ed attualmente viene fornita all’interno di protocolli di ricerca approvati dall’Institutional Review Board.
Nella Tabella 3 vengono elencati gli attuali criteri che definiscono le famiglie a più alto rischio di mutazioni di due comuni geni suscettibili al cancro. Anche in queste situazioni, quando i risultati del test genetico possono fornire informazioni di valore clinico, gli oncologi sono vivamente incoraggiati a suggerire ai membri della famiglia di partecipare alle ricerche a lungo termine, di facilitare tale partecipazione (vedi Sez. B.4) e di utilizzare dei laboratori esterni ed universitari impegnati a convalidare i risultati del test (vedi Sez. B.1). Tale convalidazione dei test che è applicabile a tutti e tre i gruppi elencati nella Tabella 2, è necessaria per perfezionare le stime della sensibilità e specificità dei test. Sono necessari degli studi di validazione a lungo termine per confermare il rischio presunto per classi di età dovuto alle mutazioni (penetranza) e per documentare l’efficacia del counseling e degli interventi preventivi o di diagnosi precoce. Il test genetico per il Gruppo 3 viene considerato come ricerca dalle implicazioni cliniche non conosciute e non dovrebbe essere proposto in un ambito clinico. I risultati degli studi circa la frequenza delle mutazioni in persone senza una storia famigliare di cancro forniranno informazioni necessarie per allargare il counseing al di fuori delle famiglie ad alto rischio. Al fine di tutelare i dati acquisiti nel corso di tali studi, i responsabili dei gruppi di ricerca dovrebbero richiedere un Certificato di Riservatezza (14).
La disponibilità commerciale di un nuovo test genetico per qualsiasi dei tre gruppi, non assicura che il test sia indicato per l’applicazione clinica.
5) Trattamento medico dopo il test ed il counseling
B. Considerazioni relative alle implicazioni politiche del test genetico per il cancro
1. Regolamento del test genetico
Quindi l’ASCO raccomanda che gli oncologi che hanno in programma di offrire questi servizi valutino con molta cura la capacità dei laboratori di fornire un test genetico che sia quello riconosciuto allo stato dell’arte come accurato per la valutazione della predisposizione delle famiglie a rischio. In aggiunta ai requisiti di base della CLIA, le misure disponibili per valutare la competenza del laboratorio dovrebbero considerare anche la partecipazione con successo al programma di ispezione e di indagine dell’ACMG/CAP, una licenza statale appropriata ed un inquadramento istituzionale del direttore e dell’équipe di laboratorio da parte della ABMG:
2) Discriminazione genetica
3) Coperture dei servizi
I rimborsi dovrebbero coprire i costi sia delle risorse professionali, che di quelle tecniche necessarie per questi servizi, inclusi i costi del laboratorio, l’interpretazione dei risultati, le visite mediche collegate alla valutazione genetica, al counseling, all’informazione, e agli altri aspetti che costituiscono la gestione medica del paziente. Il rimborso dovrebbe coprire i costi degli interventi di chirurgia profilattica per i bambini o gli adulti ad alto rischio genetico che decidono di scegliere questa modalità di prevenzione dopo un intenso counseling ed accurate riflessioni. Perché le coperture finanziarie siano veramente disponibili a tutti, dato l’interesse per la discriminazione genetica, gli assicuratori non dovranno escludere le persone e/o i membri delle loro famiglie dalla copertura per le cure mediche, nel caso venga loro richiesta una valutazione genetica a causa della storia familiare di cancro.
4) Priorità di ricerca
Tabella 1. Elementi di base del consenso informato per il test germinale del DNA
| 1. Informazioni sullo specifico
test in atto
2. Implicazioni del risultato sia positivo che negativo 3. Possibilità che il test non dia informazioni 4. Possibilità di stima del rischio senza effettuare il test genetico 5. Rischio di trasmissione di una mutazione ai figli 6. Precisione tecnica del test 7. Costi del test e del counseling 8. Rischi di disagio psicologico 9. Rischi di discriminazione da parte delle assicurazioni e dei datori di lavoro 10. Problematiche per la riservatezza 11. Possibilità e limiti dei controlli medici e dello screening successivo al test |
Tabella 2. Tre categorie da considerare per il test della predisposizione al cancro
| Gruppo
1
Test per le famiglie con sindromi ereditarie ben definite per le quali un risultato sia positivo che negativo possa cambiare le cure mediche e per le quali il test genetico possa essere considerato parte del trattamento standard. |
|
| Sindrome
Poliposi Adenomatosa Familiare Neoplasia Endocrina Multipla 2a, 2b Retinoblastoma Sindrome di Von Hippel-Lindau |
Gene Testato
APC (*) RET (*) RB1 VHL |
| Gruppo
2
Test per sindromi ereditarie che con un’alta probabilità hanno un legame con i geni conosciuti come suscettibili al cancro e per i quali un beneficio medico dell’identificazione di un eterozigote ("portatore") è presunto ma non confermato. Il potenziale valore clinico e l’affidabilità del test sono basati sui risultati delle ricerche. |
|
| Sindrome | Gene Testato |
| Cancro ereditario non-poliposico del colon | MSH2 (*), MLH1 (*), PMS1, PMS2 |
| Sindrome ereditaria seno-ovaio | BRCA1 (*), BRCA2 (**) |
| Sindrome di Li-Fraumeni | P53 (*) |
| Gruppo
3
Test per individui senza una anamnesi di cancro, per i quali l’importanza della scoperta di mutazioni germinali non è chiara; o test per le sindromi ereditarie per le quali le mutazioni germinali sono state identificate solo in un piccolo numero di famiglie o per i quali il beneficio medico dell’identificazione di un eterozigote ("portatore") non è confermato. |
|
| Sindrome | Gene Testato |
| Melanoma e sindromi associate con melanoma | P16 (*), CDK4 |
| Suscettibilità associate con Atassia – Telangiectasia | ATM |
| * Le procedure per individuare
le mutazioni sono disponibili in commercio e utilizzano metodologie diverse,
delle quali può non essere conosciuta la sensibilità e la
specificità. La disponibilità commerciale di un test genetico
non è indicativa della sua possibilità di applicazione clinica
di routine (vedi testo Sez. A.4).
** La stima del rischio legato all’identificazione delle mutazioni di BRCA2 è attualmente offerta solo nell’ambito della ricerca. In attesa dell’identificazione dello spettro delle mutazioni, i benefici presunti del counseling basato su BRCA2 non sono completamente definiti. |
Tabella 3. Due Sindromi Ereditarie del Cancro con Alta Probabilità di Identificazione di Mutazione in un parente affetto.
| Mutazioni BRCA1 (*) nella Sindrome Ereditaria Seno/Ovaio |
| Famiglia con > 2 casi
di cancro al seno e uno o più casi di cancro all’ovaio diagnosticati
a qualsiasi età.
Famiglia con > 3 casi di cancro al seno diagnosticati prima dei 50 anni. Coppie di sorelle con due dei seguenti tipi di cancro diagnosticati prima dell’età di 50 anni: 2 casi di cancro al seno, due casi di cancro all’ovaio o uno al seno ed uno all’ovaio. |
| Mutazioni MSH2, MLH1,
PMS1, PMS2 ** nel Cancro Ereditario del Colon-retto non Poliposico (HNPCC)
Carcinoma colorettale in tre individui, uno dei quali è parente di primo grado degli altri due, con due generazioni affette e uno dei casi diagnosticato prima dell’età di 50 anni. |
| * Probabilità
a priori di una mutazione BRCA1 stimata a > 10% (vedi Ref. 5,7)
** Legami con 2p e 3p sono stati trovati nella maggioranza delle famiglie che sono conformi ai criteri "Amsterdam" del HNPCC. Il cancro uterino e probabilmente altri tipi di tumori sono anche delle caratteristiche del HNPCC (vedi Ref. 3,4) |
Membri della Sottocommissione
ASCO sul Test Genetico della Suscettibilità al Cancro
Kenneth Offit, M.D., M.P.H. (Chair),
Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, New York, New York
*Barbara Bowles Biesecker, M.S.,
National Center for Human Genome Research, National Institutes of Health,
Bethesda, Maryland
Randall W. Burt, M.D., University
of Utah, Salt Lake City, Utah
*Ellen Wright Clayton, M.D., J.D.,
Vanderbilt University, Nashville, Tennessee
Judy E. Garber, M.D., M.P.H., Dana-Farber
Cancer Institute, Boston, Massachusetts
*Mary Jo Ellis Kahn, MSN, R.N.,
National Breast Cancer Coalition, Richmond, Virginia
Allen Lichter, M.D., University
of Michigan, Ann Arbor, Michigan Patrick Lynch, M.D., J.D., M.D. Anderson
Cancer Center, Houston, Texas
Michael S. Watson, Ph.D., Washington
University School of Medicine, St. Louis, Missouri
†Barbara Lynn Weber, M.D., University
of Pennsylvania, Philadelphia, Pennsylvania
Samuel A. Wells, M.D., Washington
University School of Medicine, St. Louis, Missouri
* I membri della Sottocommissione contrassegnati con asterisco non sono d’accordo con il testo della Sezione A.4 della dichiarazione. Essi credono che il test genetico della suscettibilità al cancro del seno non dovrebbe essere proposto al di fuori dell’ambito di una ricerca orientata dalle linee guida approvate dall’Istitutional Review Boards. Questi membri appoggiano in pieno il concetto di un registro/protocollo nazionale che vada incontro a queste esigenze e condividono le altre priorità e finalità della dichiarazione.
† La Dott.ssa Weber fa parte dl Consiglio
direttivo ed ha svolto delle ricerche per Myriad Genetic Laboratories,
Inc., una ditta che commercializza dei test di suscettibilità genetica.
Ha ricevuto e continua a ricevere dalla ditta un compenso sotto forma di
oneri di consulenza e delle opzioni sulle azioni.
Bibliografia
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3. Marra G, Boland CR. Hereditary nonpolyposis colorectal cancer: the syndrome, the genes, and historical perspective. J Nat Cancer Inst 87:1114-25, 1995
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6. Hoskins KF, Stopfer JE, Calzone KA et al: Assessment and counseling for women with a family history of breast cancer. JAMA 273:577-585, 1995
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8. Wooster R, Bignell G, Lancaster J, et al: Identification of the breast cancer gene BRCA2. Nature 378:789-791, 1995
9. Wells SA, Chi DD, Toshima K, et al: Predictive DNA testing and prophylactic thyroidectomy in patients at risk for multiple endocrine neoplasia type 2A. Ann Surgery 220:237-250, 1994
10. Wiggs J, Nordenskjold M, Yandell D, et al: Prediction of the risk of hereditary retinoblastoma, using DNA polymorphisms within the retinoblastoma gene. New Engl J Med 318:151-157, 1988
11. Powell S, Petersen G, Krush AJ et al: Molecular diagnosis of familial adenomatous polyposis. New Engl J Med 329:1982-87, 1993
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13. Offit K, Brown K. Quantitating familial cancer risk; a resource for clinical oncologists. J Clin Oncol 12:1724-1736, 1994
14. Earley CL and Strong LC: Certificates of Confidentiality: A valuable tool for protecting genetic data. Am J Hum Genet 57:727-731, 1995
15. American College of Medical Genetics. Standards and Guidelines: Clinical Laboratory Genetics. ACMG. Bethesda, MD, 1993 1-6